
home
Ente Parco,
Pianificazione,
Progetti,
Opere pubbliche,
Fossil Free,
Recupero malghe,
Studi & ricerche,
Educazione / Formazione,
Albo dell'Ente,
Perimetrazione,
Leggi e regolamenti,
Due parole con...,
Due domande (FAQ) |
Il Parco » Due parole con...
Due parole con...
il Direttore, Nino Martino
Parco, qualità e certificazione ambientale
La
geografia e la politica del Parco
Il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi è la più estesa
area “selvaggia” del nord-est italiano. Un territorio
in cui la conformazione orografica e la lontananza dai grandi
centri urbani della bassa pianura veneta hanno favorito il permanere
di grandi elementi di naturalità paesaggistica, condizione
per una biodiversità di altissimo livello. Un autentico
scrigno “wilderness” cui fanno da contorno antiche
testimonianze dell’agricoltura di montagna, inserite in
un contesto forestale di straordinaria bellezza.
Uno dei principali motivi che ha portato all’istituzione
del Parco è stata la ricchezza floristica dell’area,
nota agli studiosi sin dal 1400, cui si associa la presenza di
tutte le specie più note e significative della fauna alpina
(si attende di poter reintrodurre lo stambecco e ci si augura
che le sporadiche segnalazioni di orso e lince possano preludere
ad un vero e proprio insediamento, quanto meno in termini di
corridoio ecologico), un’ottima conservazione degli ecosistemi
e la presenza di numerosità singolarità geologiche
e geomorfologiche.
L’agricoltura di montagna e/è tutela ambientale
Sin dall’istituzione dell’area naturale protetta,
con la prima presidenza affidata a Cesare Lasen, proseguendo
per le amministrazioni guidate da Valter Bonan e da Guido De
Zordo, il Parco ha cercato di caratterizzare la propria opera
per una integrazione di forti e incisive politiche di tutela
ambientale con la valorizzazione delle testimonianze della presenza
umana in questo territorio di montagna.
Con la consapevolezza che la biodiversità di oggi è anche
legata alle attività alpicolturali che hanno fortemente
caratterizzato i luoghi sino ad un attimo fa (in termini ecologici).
Le azioni intraprese dal Parco, dunque, sono state quelle di
un recupero funzionale delle attività di malga, laddove
compatibili con le esigenze imprescindibili di tutela ambientale,
garantendo dignità umana alle attività del malgaro
e riqualificandone le attività economiche. Questo innovativo
approccio ha portato al recupero di 6 malghe su tutto il territorio
del Parco, completamente ristrutturate e ammodernate: oggi alle
Dolomiti Bellunesi si producono i migliori formaggi di malga,
a 2000 mt di quota, con l’utilizzo di computer e mungitrici
automatiche, alimentate da fonti rinnovabili.
E tutto questo mentre veniva approvato il Piano del Parco, un
altro primato del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ad oggi
il primo ad aver conseguito l’approvazione di tale strumento
e la pubblicazione avente valore di legge regionale e dello Stato.
Il Parco, quindi, ha messo in cantiere un altro grande progetto
di valorizzazione dei prodotti tipici e del territorio, costituendo
il circuito Carta Qualità a cui oggi afferiscono oltre
200 aziende, in parte biologiche.
Perché la qualità in un Parco
In questo contesto di pregio nasce la sfida ulteriore di certificare
le attività e le politiche del Parco.
Si giunge quindi all’adozione di un sistema integrato di
Gestione Ambientale (SGA) ai sensi delle norme ISO 14001:1996
e di Gestione per la Qualità (SGQ) ai sensi delle norme
ISO 9001:2000. Gli obiettivi individuati sono:
- accrescere la capacità di implementazione efficace,
efficiente e trasparente degli strumenti di pianificazione
previsti dalla
legge quadro 394/91 sulle aree protette: Piano del Parco e
Piano Pluriennale Economico Sociale (PPES);
- dimostrare la capacità di
fornire con regolarità servizi
che ottemperino ai requisiti richiesti dalle parti interessate
(la collettività, in particolare quella locale, gli
Enti locali – Comuni, Comunità Montane, Provincia
- la Direzione Protezione Natura del Ministero dell’Ambiente
e Tutela del Territorio e del Mare, il personale dell’Ente
Parco, i fornitori, le Associazioni ambientaliste e di volontariato)
ed a quelli cogenti applicabili;
- accrescere
la soddisfazione delle parti interessate tramite l’applicazione
efficace ed efficiente di un Sistema Integrato SGA e SGQ;
- individuare vie innovative di gestione ambientale e sviluppo
eco-sostenibile per la realtà bellunese;
- dimostrare la capacità di miglioramento continuo delle
prestazioni ambientali e gestionali dell’Ente.
Un obiettivo ambizioso e di non facile realizzazione. Anche
perché il
Parco, come sempre più accade nella sua giovane storia,
ha dovuto tracciare strade inesplorate, inerpicandosi per chine
burocratiche ignote.
Partendo dalle attività statutarie dettate dalla l. 394/91
e dalle linee di intervento definite dal Piano del Parco è stata
realizzata una dettagliata analisi degli aspetti ambientali significativi:
conservazione di specie animali o vegetali, di singolarità geologiche,
di valori scenici e panoramici, di equilibri idraulici e idrogeologici;
applicazione di metodi di gestione o di restauro ambientale idonei
a realizzare una integrazione tra uomo e ambiente naturale; promozione
di attività di educazione ambientale, di formazione e
di ricerca scientifica; difesa e ricostituzione di equilibri
idraulici e idrogeologici. A questo scopo sono stati individuati
specifici parametri di valutazione per ciascun aspetto ambientale
e delineati obiettivi e traguardi conseguibili.
Va sottolineato che nel SGA sono state considerate anche le attività su
cui il Parco non ha competenza diretta, ma che comunque si svolgono
all’interno del Parco o nelle zone contigue, interessate
dall’applicazione del PPES. Questo approccio è di
fondamentale importanza, perché sottende la volontà dell’Ente
Parco, esplicitata anche nel Manuale dell’Ambiente e della
Qualità, di sensibilizzare le organizzazioni, siano esse
pubbliche o private, ai problemi della sostenibilità ecologica
delle attività antropiche, siano esse svolte dentro o
fuori dal Parco. In questo senso l’area protetta è intesa
quale luogo privilegiato per la sperimentazione e “incubatore” di
approcci innovativi per lo sviluppo sostenibile.
Proprio per l’importanza assegnata agli aspetti di divulgazione
e comunicazione l’Ente Parco dopo aver ottenuto, nel luglio
2003, la certificazione del proprio sistema integrato SGQ-SGA
ha avviato la procedura di registrazione EMAS II, che è stata
ottenuta nel luglio del 2004. Il regolamento EMAS fornisce, infatti,
uno strumento riconosciuto e di grande visibilità nei
confronti dei fruitori più sensibili ai problemi dello
sviluppo sostenibile.
Qualità oltre i confini: Agenda 21 e Carta Qualità
Con l’intento di diffondere la cultura della qualità e
la partecipazione diretta delle comunità locali nella
gestione del territorio del Parco sono stati avviati, parallelamente
all’implementazione del Sistema Integrato SGQ-SGA, altri
due progetti: l’Agenda 21 nei 15 Comuni del Parco e il
progetto Carta Qualità. Come noto, la prima è una
forma di coinvolgimento diretto di cittadini, associazioni, pubbliche
amministrazioni, imprenditori alle questioni dello sviluppo sostenibile.
La seconda è invece uno strumento di promozione dei prodotti
e dei servizi realizzati nel territorio del Parco e nelle aree
contigue da imprenditori che si impegnano a rispettare specifici
protocolli redatti dall’Ente. I protocolli definiscono
dei requisiti minimi di qualità del prodotto/servizio
e di rispetto dell’ambiente. L’adesione al sistema è volontaria;
l’azienda che rispetta i protocolli può fregiarsi
del marchio “Carta Qualità” del Parco e fruisce
di un servizio promozionale che prevede la partecipazione a fiere,
l’inserimento nel sito web del Parco, la realizzazione
di specifiche campagne pubblicitarie curate dal Parco. Il sistema
valorizza, nei confronti del turista/utente, i beni e servizi
ottenuti nel rispetto delle finalità istituzionali del
Parco e vuole essere un supporto allo sviluppo socio-economico
sostenibile dell’area del PPES. Inoltre è una sorta
di laboratorio di formazione permanente alla cultura della qualità,
tanto che nel Bilancio e nel Piano di Gestione per il 2006 sono
state individuate azioni per favorire la conversione al biologico,
e la certificazione di parte terza, delle aziende agricole del
territorio.
L’idea di fondo, infatti, è sempre quella che non
ci debba essere una frattura, un “limes”, un confine
nelle politiche ambientali. Il Parco è il territorio privilegiato
per la sperimentazione, per l’innovazione, ma poi tutte
le politiche dovrebbero estendersi al resto del territorio.
La geografia, infatti, non aiuta l’innovazione economica
in questo Parco. I limiti del Parco, scientemente voluti alti
in quota e lontani dalle attività produttive, han fatto
delle Dolomiti Bellunesi un parco di crode, di cime.
Bellissimo dal punto di vista paesaggistico. Molto importante
per la sua biodiversità e le sue testimonianze storiche.
Di difficile gestione per l’applicazione di sperimentazioni
di sviluppo sostenibile.
Per questo la geografia ha determinato le politiche.
La scelta di non chiudersi in difesa a duemila metri, infatti,
ha portato l’Ente Parco, nelle sue diverse ma sinergiche
tre diverse amministrazioni, a pensare politiche di “governance” dell’area
vasta, per ora dentro il territorio dei 15 comuni del Parco,
in sinergia con le Amministrazioni locali bellunesi e con la
Regione Veneto.
Il futuro: l’integrazione EMAS Agenda 21 su area
vasta
E’ questo il senso profondo del progetto LIFE, denominato “AgEmas”,
che ha inteso approfondire la possibilità di integrazione
e raccordo fra l’Agenda 21 locale ed EMAS, al fine di giungere
alla registrazione dell’intera area, che comprende il territorio
del Parco e dei 15 comuni afferenti in parte al Parco, con un
forte ruolo di coordinamento che la l. 394/91 attribuisce ad
un importante organo dell’Ente Parco: la Comunità del
Parco (di cui fanno parte il Presidente della Regione, Giancarlo
Galan, e quello della Provincia, Sergio Reolon, oltre ai presidenti
delle Comunità Montane ed ai Sindaci del territorio).
Il progetto è stato articolato in 5 parti:
- Individuazione del modello gestionale ed organizzativo
che all’interno dell’area ad alto valore ecologico
sia in grado di farsi soggetto promotore della certificazione
EMAS.
- Raggiungimento della registrazione EMAS da parte dell’area
vasta.
- Coinvolgimento delle organizzazioni presenti nel processo
di Agenda 21 e nell’adozione di sistemi di gestione ambientale
e di responsabilità etico/sociale.
- Affermazione delle
funzioni del Parco quale “agenzia
di sviluppo sostenibile” a supporto di un’area
territoriale più vasta dei suoi soli confini.
- Esportazione
del modello in altre aree, particolarmente nei territori dove
importanti risorse naturali devono coesistere
con attività antropiche. L’esportazione sarà facilitata
nelle aree gestite da parchi ed altre organizzazioni incluse
nelle reti di cui fa parte il Parco quali la “Rete Alpina
delle Aree Protette” e Federparchi.
Conclusioni
In questi giorni concludiamo il progetto AgEmas, primo passo
per raggiungere un obiettivo ambizioso: coinvolgere i cittadini
e le Amministrazioni locali nella sfida di tutelare uno straordinario
patrimonio ambientale e culturale.
Abbiamo da poco concluso la prima fase di un altro progetto ambizioso:
ridefinire i confini del Parco in modo condiviso. Le Amministrazioni
locali hanno approvato all’unanimità la riperimetrazione
che ha portato ad una modifica in riduzione di poco più dello
0,4% del territorio.
Ora si apre una fase innovativa. Tutti i cittadini potranno chiedere
alle proprie Amministrazioni locali e all’Ente Parco di
valutare ampliamenti del Parco.
Cerchiamo nuovi Comuni che vogliano aderire al nostro progetto
di gestione integrato delle politiche ambientali e di quelle
di sviluppo della fragile economia di montagna. Ma cerchiamo
anche nuovi territori importanti per la tutela ambientale o per
la valorizzazione dell’agricoltura di montagna o per la
salvaguardia dei centri abitati e delle frazioni, disponibili
ad affrontare la sfida di scendere dalle crode e di provare a
fare i conti con le sfide delineate dal progetto AgEmas.
In Italia ci sono importanti parchi nazionali con industrie,
città, discariche, cave, centrali termiche al loro interno.
I parchi sono una speranza di futuro migliore per tutti noi.
I parchi, però, sono imperfetti come tutte le politiche
umane. Sono strumenti per cercare di raggiungere un obiettivo
ambizioso: integrare la tutela dell’ambiente, la conservazione
della natura, la salute umana, nelle politiche complessive. Affinché non
si parli più di economia e di ambiente, di salute e di
ambiente. Provando a capire che senza un ambiente salubre e vitale
alcuna economia avrà un futuro.
Consapevoli che la strada dell’orso è fatta anche
di formaggi, che il sentiero della lince è fatta anche
di fagioli, che la croda dello stambecco è fatta anche
di grappa… che il futuro dell’Uomo è fatto
anche di rispetto per la vita, per tutta la vita.
Nino Martino
Direttore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
e del Master in “Governance delle aree naturali protette” |
Invervista al Presidente;
Editoriale "Tracce" n.6;
Presentazione Progetto Life AgEmas;
Invervista al Direttore;
Invervista al Direttore per il Corriere delle Alpi;
Biodiversità;
Parco, qualità e certificazione ambientale;
La controriforma della l. 394/91;
|