
home
Ente Parco,
Pianificazione,
Progetti,
Opere pubbliche,
Fossil Free,
Recupero malghe,
Studi & ricerche,
Educazione / Formazione,
Albo dell'Ente,
Perimetrazione,
Leggi e regolamenti,
Due parole con...,
Due domande (FAQ) |
Il Parco » Due parole con...
Due parole con...
il Direttore, Nino Martino
Le Dolomiti sono una regione molto estesa (circa 9.000
chilometri quadrati), il Parco ne comprende "solo" 320. Perché si è scelta
proprio quest'area per istituire il Parco Nazionale?
I fiori. Già proprio i bellissimi fiori delle Dolomiti bellunesi
sono il motivo conduttore. Quest'area, infatti, è rimasta
isolata nelle ultime glaciazioni, assediata dalla morsa dei ghiacci.
Così le piante hanno provato a trovare rifugio nelle poche
terre emerse, "salendo" in quota. Quindi il panorama
floristico locale è costituito da tantissime specie relitte
dalle glaciazioni o che si sono differenziate a causa del lungo
isolamento.
L'isolamento è la seconda peculiarità che queste
terre difficili hanno avuto nei secoli. Son posti dove era molto
difficile sopravvivere. Territori segnati dal lavoro dell'uomo,
dalla fatica del vivere in montagna, ma anche da tanta emigrazione.
Queste caratteristiche hanno prodotto la cultura della malga, con
esempi mirabili di architettura montana e di utilizzazione dei
pascoli, insieme ad una sostanziale "marginalità" dei
territori montani.
Con scarse utilizzazioni del territorio per gran parte dell'anno,
le comunità faunistiche sono state sostanzialmente rispettate.
Anche le attività di caccia, rispetto a zone più in
pianura, hanno impattato meno sulle comunità biotiche. Anche
se diverse trasformazioni del territorio e la caccia hanno causato
l'estinzione locale dello stambecco, la dispersione o la
rarefazione della marmotta, dell'orso e della lince. Ma su
questi fronti l'Ente Parco è molto attivo da diversi
anni, con progetti di studio ed attività di reintroduzione
mirata, come nel caso della marmotta.
Ai Parchi sono attribuiti molti, articolati e complessi
compiti: dalla conservazione della natura all'educazione ambientale,
dalla promozione socio-economica alla ricerca scientifica, come
si riesce a realizzare e a conciliare tali e tante attività?
L'impegno istituzionale di un Parco Nazionale è davvero
complesso. La storia delle aree naturali protette, infatti, è cresciuta
di pari passo con le esigenze della gente. Per cui la nostra "mission" prevede
la conservazione attiva della natura, con misure specifiche per
flora e fauna, così come per il patrimonio geologico. Ma
oggi ci occupiamo complessivamente di tutto il patrimonio di biodiversità,
di cui il Parco è un vero e proprio scrigno, non dimentichiamo
infatti che proprio nel 2006 è stata ufficializzata la scoperta
dell'Alchemilla lasenii, pianta esclusiva di questo territorio
scoperta dal primo presidente del Parco, il prof. Cesare Lasen.
Ma nostro precipuo compito è anche quello di occuparci della
valorizzazione del patrimonio culturale e della promozione economica.
In questi 13 anni il Parco, senza sostanziali differenze nelle
tre diverse amministrazioni che hanno retto l'Ente (Cesare
Lasen, Valter Bonan e Guido De Zordo), ha raggiunto livelli di
grande notorietà ed efficienza, vedendo approvati molteplici
progetti a valere su risorse ministeriali, regionali, europee e
di fondazioni bancarie. Davvero un bel risultato per un piccolissima
squadra molto motivata (13 persone per 32.000 ha). Senza dimenticare
l'impegno profuso dai Forestali e dalle Guide e cooperative
del Parco, senza di cui tanti risultati non sarebbero mai stati
raggiunti.
Ci dia 3 buoni motivi per visitare il Parco.
- Ci sono splendidi scenari montani, con flora e fauna
d'eccezione.
- E' un Parco che funziona!
- Siamo l'amministrazione pubblica che utilizza più fonti
rinnovabili in tutto il Paese... vedere per credere!
|
Invervista al Presidente;
Editoriale "Tracce" n.6;
Presentazione Progetto Life AgEmas;
Invervista al Direttore;
Invervista al Direttore per il Corriere delle Alpi;
Biodiversità;
Parco, qualità e certificazione ambientale;
La controriforma della l. 394/91;
|