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Belluno

Belluno: porta delle Dolomiti

Abbracciata dal torrente Ardo e dal fiume Piave ed immersa in una verde vallata, Belluno ha come quinta scenografica le prime montagne dolomitiche.
Una città affascinante, a due passi da Venezia ma così tipicamente montana con i suoi impianti da sci e la sua gastronomia montanara, da poco riscoperta anche quale grande veicolo di turismo. Belluno in celtico dovrebbe significare splendente o luminoso. Un chiaro riferimento alla solarità del luogo su cui è edificata la città.

Guardando le foto ritratte alla fine dell'estate viene istintivo schermarsi gli occhi. Il sole è dovunque. Sulle mura della città, sulle vette del monte Serva che la guarda dal'alto, sulle placide acque del fiume Piave (o di quel che ne resta dopo le deviazioni a fini idroelettrici). Una città solare come pochi immaginerebbero, qui tra i monti.
Un luogo di grande fascino, ma non solo per noi viaggiatori contemporanei, se è vero che già 12.000 anni fa l'uomo si avventurava da queste parti per cacciare la ricca fauna alpina. Il mito dell'invalicabilità dlle Alpi, infatti, è tramontato da tempo, man mano che affiorano reperti e testimonianze di genti antichissime che frequentarono le montagne di Dino Buzzati. Lo scrittore, giornalista ed artista bellunese, restò sempre legato alla sua terra d'origine, cui tante pagine dedicò nella sua intensa attività culturale ed umana. Pagine che richiamano anche la solitudine, la paura, il freddo di queste aspre montagne che d'inverno si ammantano di bianco conferendo ai luoghi un fascino unico, indescrivibile. Un fascino che solo chi, alla fine dell'autostrada, esce in direzione di Belluno può cogliere, mentre sfugge ai frettolosi vacanzieri che corrono verso le Dolomiti più famose.

Belluno è città da scoprire, con i suoi silenzi, col suo centro storico a portata di viaggiatore. Basta parcheggiare l'auto o il camper al moderno parcheggio del Lambioi e con le ardite scale mobili ci si trova subito in centro città, addirittura nella piazza del Municipio e della prefettura, a due passi dalle poste e dal palazzo dell Provincia, subito in chiesa. Un elemento di modernità e di intelligente pianificazione urbanistica che tanti riconoscimenti ha portato alle amministrazioni comunali che hanno investito sul turismo e sulla cultura.


La visita

Alla confluenza tra i due corsi d'acqua, complice anche la forra che vi han scavato i secoli, si arroccò il "municipium" romano. Le tipiche maglie ortogonali della sua urbanistica informano, ancor oggi, la viabilità del centro storico.
Secolo dopo secolo, il medioevo caratterizzò il borgo fortificato, stratificatosi sui resti di epoca romana, attestandosi sulle difese naturali e su quelle costruite dall'uomo. Torri e mura, castelli e difese naturali dovevano caratterizzare la Belluno dei secoli bui, delle lotte fratricide, delle invasioni continue, secoli che hanno determinato tanta storia d'Italia, così come tanta storia bellunese.
Di quei tempi oggi conserviamo la bellissima Piazza dei Martiri, allora come oggi spazio pubblico privilegiato dei bellunesi. Luogo di mercato e di festa, luogo di ozio solare nei tanti caffè della piazza. Ma anche luogo di manifestazioni culturali, come quella degli intagliatori di legno per il patrono, S. Martino, o per l'occasione del necessario brulé nei mercatini di Natale. La Piazza prende il nome da tragici eventi che hanno caratterizzato Belluno quale città medaglia d'oro per la Resistenza.
Oggi la piazza è il salotto di Belluno: un palcoscenico, fuori le mura, segnato da quinte di grande diversità e insieme di grande equilibrio, con i suoi palazzi e il passeggio sul listòn (così chiamano lo "struscio" cittadino). In questa quinta scenografica è inserita la chiesa barocca di S.Rocco, edificata alla metà del Cinquecento, nei cui pressi è posta una lapide che ricorda il bellunese più famoso: Dino Buzzati.

Ad un lato della piazza troneggia il palazzo del teatro comunale, edificato a metà dell'Ottocento, mentre il lato opposto è una splendida teoria di palazzi porticati, autentica salvezza del turista durante gli improvvisi acquazzoni estivi o nella lunga stagione invernale. Il teatro, fu costruito in stile neoclassico demolendo l'antico Fondaco delle biade (di cui rimane una testimonianza nell'architrave, datata 1625, murata sul retro) che sorgeva a fianco della Porta Dojona a ridosso delle mura cittadine.
La scalinata di ingresso è caratterizzata da due leoni. Intorno, in alto, nove busti in pietra e in bronzo di rettori veneti dei secoli XVI e XVII provenienti dal demolito palazzo Comunale.

Costeggiando il belvedere sul Piave, che da solo meriterebbe una sosta in città, si superano i ruderi del castello e si giunge in piazza Duomo, centro del potere politico e religioso sin dal medioevo. Tutta l'area è dominata dalla mole della cattedrale, costruita nel XVI secolo su un precedente edificio medievale. Qui sono custodite importanti tele di Jacopo Bassano, Palma il Giovane, Cesare Vecellio ed altri artisti.
Un primo edificio sacro, probabilmente paleocristiano, venne intitolato a S. Martino di Tours nel 548, durante le guerre gotiche. Nel 1471 un incendio costrinse a ricostruire il duomo, che prima aveva la facciata rivolta verso il Piave: la nuova cattedrale venne eretta a partire dal 1517 e venne via via arricchita per tutto il XVII e XVIII secolo dai vescovi che si susseguirono alla guida della chiesa bellunese. Nel 1732 venne innalzato il campanile barocco.

Sulla piazza si affaccia il palazzo del Comune, che in città chiamano "palazzo rosso" ed il palazzo di giustizia, nonché lo splendido palazzo dei Rettori, concluso alla metà del Cinquecento. L'edificio municipale venne realizzato in stile neogotico sul luogo dell'antico palazzo comunale, detto la Caminada. Secondo gli storici locali il palazzo originale era stato eretto fin dal XIII secolo e venne quindi completamente ricostruito nel 1476: era ornato da stemmi e busti dei rettori veneti, ora inseriti nella decorazione esterna di palazzo rosso.
Il palazzo dei Rettori fu sede per quasi quattrocento anni dei rettori veneti che governavano Belluno e il suo territorio.
Su un preesistente e più arretrato edificio fortificato realizzato a partire dal 1409 (e completamente bruciato nel 1802) venne aggiunta nel 1491 sul lato ovest una prima loggia lombardesca a due piani, poggiante su tre archi. Venne completato alla metà del Cinquecento. Tra il 1536 e il 1547 venne innalzata la torretta dell'orologio, sulla facciata, stemmi e busti di rettori veneti dei secoli XV-XVII.

Nella piazza antistante si affacciano anche il palazzo dei Vescovi (oggi auditorium): anticamente palazzo fortificato sede dei vescovi-conti, secondo la tradizione venne eretto (o più probabilmente ampliato e rafforzato) alla fine del XII secolo.
Svetta sulla piazza la torre civica, dietro cui si impone la vista del monte Serva.

Poco distante, all'angolo con via S.Lucano c'è palazzo Piloni, sede dell'amministrazione provinciale. Qui tra carte e sale riunioni si possono ammirare (chiedendo all'ufficio informazioni) diversi quadri ed affreschi cinquecenteschi di Cesare Vecellio. Per chi volesse approfondire la conoscenza del territorio, percorrendo via Duomo si giunge al museo civico, mentre lungo la vicina via Ripa si ammira il cinquecentesco palazzo Crepadona, sede di una ricca biblioteca civica e spesso teatro di eventi culturali di gran pregio. Il complesso è un palazzo nobiliare cinquecentesco. Resti degli affreschi originari si possono ancora scorgere al piano terra e al primo piano. Sotto il porticato del cortile è stato collocato dal 1981 il sarcofago romano di Flavio Ostilio Sertoriano e di sua moglie Domizia, del III secolo.

Passeggiando nella direzione opposta dell'ingresso alle scale mobili del Lambioi, dopo poco si raggiunge la suggestiva piazza delle Erbe, caratterizzata dalla trecentesca fontana di S.Lucano, dove ha luogo il mercatino della frutta.

Tra i palazzi che la circondano spicca il Monte di Pietà, completato nel 1531. Conserva ancora il portone originale rinforzato con liste di ferro, nonché parte della decorazione a fresco che in origine doveva ricoprire interamente i locali interni.

Proseguendo verso sud, al centro di una bella schiera di eleganti palazzetti, si percorre via Mezzaterra, raggiungendo porta Rugo, da cui si scende verso Borgo Piave, dove aveva sede il porto fluviale. La porta è lo storico accesso meridionale alla città. Agli inizi dell'800 venne abbattuta buona parte delle mura cittadine e con esse la grande torre sulla sinistra e le altre fortificazioni laterali che difendevano la porta. Del complesso originale rimane l'arco acuto interno tardo duecentesco.

Lungo una parallela, via S.Pietro, è edificato il seminario dedicato al papa bellunese Gregorio XVI, il complesso è caratterizzato da due bei chiostri, uno rinascimentale e l'altro gotico. Fuori le mura, a partire dal tardo medioevo, si sviluppò la Belluno dei borghi: Piave, Pra, di Tiera, S. Stefano. Di particolare interesse la chiesa di S.Stefano e l'annesso convento, costruiti a partire dal 1468. In città a Piazza Piloni, presso la sede della ex caserma dei Vigili del Fuoco, è stato realizzato il centro culturale del Parco "Piero Rossi", una struttura che si candida a divenire vero e proprio cuore pulsante della cultura di montagna nel capoluogo.

Ma a Belluno guardate anche per terra e vedrete che calpestate spesso bellissime ammoniti fossili racchiuse in splendide lastre di dolomia, con cui è pavimentato gran parte del centro storico. Oppure guardate per aria e fatevi rapire dalla vista della colonna dolomitica della Gusela del Vescovà, autentico simbolo della montagna e della città. Guardate il Piave che scorre lento e ascoltate il tranquillo discorrere della gente nei bar. E quando vi vien fame cercate una delle taverne del centro dove sicuramente non resterete delusi. Anche questa è Belluno!


Dino Buzzati: la mia Belluno

"Non che Belluno e i bellunesi siano rimasti indietro. I segni dell'epoca, buoni e cattivi (certe infelici demolizioni, per esempio, nella bellissima piazza dei Martiri per far posto a delle case moderne) si vedono anche qui. E la gente, notoriamente parecchio civile, è tutt'altro che retrogada. Ma in certi punti della valle si direbbe che il tempo si sia fermato, a cinquant'anni fa, a un secolo fa, a tre secoli. La natura, voglio dire, prati, piante, strade, case ha il sapore delle cose antiche. Ma adesso tento di spiegarmi meglio: alle volte, leggendo certi libri che parlano di altri tempi, vien fatto di pensare: come sarebbe bello poter vivere quella vita, perché si ha la sensazione, appunto, che la vita, a questi tempi, fosse infinitamente più piena, ricca di spunti umani, pittoresca e imprevedibile. Tutto, è ovvio, dipende da un'illusione ottica o semplicemente letteraria. Però la spiegazione (quella nostalgica di cose che non abbiamo conosciuto mai), è intensa. Ebbene, in molti punti della Val Belluna, si può credere benissimo di vivere, mettiamo a metà dell'Ottocento. Il trapanante ronzio di qualche lontana motoretta arriva naturalmente fin là. Ma l'aura del passato è abbastanza intensa da inghiottirlo. Da notare: la stessa sensazione non la danno posti infinitamente più solitari e rimasti immutati da migliaia di anni, come le alte montagne per esempio. In montagna l'illusione del passato non c'è. C'è invece, e come, in certi nostri angoli di campagna che pure hanno subito, nel giro di secoli o anche decenni, chissà quante metamorfosi.
E che vantaggio c'è? dirà qualcuno. E' proprio certo che una volta si vivesse meglio?
No. Può darsi anzi che si vivesse peggio. Ma quei tempi non ci sono più né mai potranno ripetersi per tutta la durata dei millenni. Solo per questo, anche se non lo erano, ci sembrano meravigliosi, e il trovarcisi dentro, sia pure per un breve incantesimo, è un lusso raro e squisito."


Link

PDF Master Plan - Bolzano Bellunese - 11.02


Estensione comunale all'interno del Parco

Superficie del Parco ha 31.512
Superficie Comunale ha 14.718
Superficie nel Parco ha 1.914
pari al 13% del Comune

pari al 6% del Parco

Provincia: Belluno Regione: Veneto | Localizza sulla mappa
Sito ufficiale: www.comune.belluno.it
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(foto di Nino Martino)
 
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