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Viaggio al centro della terra

Gli speleologi raggiungono un nuovo record di profondita' nelle grotte dei Piani Eterni

( Feltre, 17 Gennaio 14 )

Quota meno 1052 metri: si', avete letto bene, e' una quota "negativa" e indica la profondita' raggiunta dagli speleologi esplorando le grotte dei Piani Eterni, nel cuore del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
Il 4 gennaio 2014, a distanza di 25 anni dalla scoperta degli ingressi principali del sistema carsico, sono stati superati i mille metri di profondita' in un nuovo ramo della grotta, denominato "Mille e una Notte".

Quello che e' gia' il piu' grande sistema di grotte all'interno di un parco nazionale italiano, nonche' la piu' lunga grotta delle Dolomiti, diventa cosi' una delle piu' profonde cavita' d'Italia (attualmente al 9° posto) e la piu' profonda grotta del Veneto.

Da tempo gli speleologi sospettavano che una serie di grosse voragini, a circa 800 metri di profondita', sulle remote gallerie dei "Bimbi Sperduti", avesse le potenzialita' di superare la fatidica quarta cifra, tuttavia negli ultimi anni delle strettoie avevano bloccato la discesa su due fondi: uno a meno 890 e un altro a meno 908 metri di profondita', mentre lo storico fondo dell'abisso, raggiunto nell'ormai lontano 1993, si attestava a quota meno 971.

Alla fine di dicembre 2013, una prima nutrita squadra di speleologi veneti ha superato la strettoia finale, affacciandosi su di un nuovo grande pozzo. Un secondo gruppo e' quindi sceso il 3 gennaio per un campo interno di quattro giorni consecutivi, conclusosi il 6 gennaio. Dopo aver disceso il nuovo pozzo di oltre 50 metri si e' entrati in una bella galleria forra attiva, che porta su un'ultima grande rampa che si approfondisce a meno 1052 dove l'acqua del torrente che caratterizza questo settore della grotta si perde in frana.
A meno 1020 sono state individuate delle belle gallerie freatiche (gallerie di sezione circolare o ellittica, scavate da un flusso di acqua che occupa l'intero volume della galleria, a differenza dalle gallerie vadose, nelle quali l'acqua scorre solo sul fondo) e ventose, che al momento non hanno visto fine dopo circa 300 metri di percorso e un altro fondo attivo intorno ai meno 1040.

Le potenzialita' esplorative di questi rami sono notevoli e future esplorazioni potrebbero aggiungere ulteriori metri alla profondita' della grotta, della quale non e' ancora nota la destinazione delle acque (potenzialmente dirette verso il Lago della Stua o l'importante risorgenza di San Vettore in Veses, in comune di San Gregorio delle Alpi).

Fino ad oggi sono stati esplorati 35 km di gallerie, per una profondita' massima, dall'ingresso piu' alto del PE130 al fondo, di meno 1052 metri. La grotta e' considerata attualmente uno degli abissi piu' impegnativi delle Alpi, perché richiede agli speleologi permanenze di piu' giorni e percorrenze di svariati chilometri all'interno del massiccio per raggiungere le zone attualmente in esplorazione: un vero viaggio al centro della Terra.

Durante la discesa esplorativa e' stata campionata una stalagmite ad oltre mille metri di profondita'. Il campione verra' analizzato presso l'Universita' di Melbourne, nell'ambito di un progetto triennale di ricerca (finanziato e promosso dall'Universita' di Bologna insieme all'Ente Parco) che ha l'obiettivo di ricostruire i climi del passato nell'area mediterranea. Dallo studio di questo e di altri campioni gli scienziati si aspettano interessanti informazioni sull'evoluzione dell'area delle Dolomiti Bellunesi.

Le esplorazioni delle zone profonde della grotta sono state coordinate dai Gruppi speleologici di Padova, Valdobbiadene, Feltre e Belluno, con l'appoggio di numerosi speleologi affiliati alla Federazione Speleologica Veneta.

Una delle gallerie che si sviluppano oltre i mille metri di profondità (foto Michele Iadini)
Una delle gallerie che si sviluppano oltre i mille metri di profondità (foto Michele Iadini)
 
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